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	<title>Blog &#8211; Alessandra Di Domenico</title>
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	<description>Osteopata Teramo, Biologa Mosciano</description>
	<lastBuildDate>Tue, 05 May 2026 12:50:22 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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	<title>Blog &#8211; Alessandra Di Domenico</title>
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		<title>Dolore e Sistema Immunitario: Quello che la Scienza Ci Dice Oggi</title>
		<link>https://alessandradidomenico.it/dolore-e-sistema-immunitario-quello-che-la-scienza-ci-dice-oggi-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Di Domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 12:50:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Gestione del Dolore]]></category>
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					<description><![CDATA[Indice dei contenuti Introduzione Dolore e sistema immunitario non sono due sistemi separati che si influenzano a vicenda: parlano la stessa lingua biologica. Condividono mediatori, recettori e pathway molecolari — e questa distinzione cambia radicalmente il modo in cui comprendiamo e trattiamo il dolore. È la premessa centrale della review di Hodges et al. (2026), [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Indice dei contenuti</h3>



<ol>
<li><a href="#tipi-di-dolore">I tre tipi di dolore e i loro meccanismi biologici</a></li>



<li><a href="#cellule-immunitarie">Le cellule immunitarie lungo l&#8217;asse del dolore</a></li>



<li><a href="#stile-di-vita">Stile di vita e dolore: i meccanismi immunitari</a></li>



<li><a href="#dolore-cronico">Come il dolore diventa cronico</a></li>



<li><a href="#faq">FAQ: Domande frequenti su dolore e sistema immunitario</a></li>
</ol>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading">Introduzione</h3>



<p><strong>Dolore e sistema immunitario</strong> non sono due sistemi separati che si influenzano a vicenda: parlano la stessa lingua biologica. Condividono mediatori, recettori e pathway molecolari — e questa distinzione cambia radicalmente il modo in cui comprendiamo e trattiamo il dolore.</p>



<p>È la premessa centrale della review di Hodges et al. (2026), pubblicata su <a href="https://www.sciencedirect.com/journal/musculoskeletal-science-and-practice" target="_blank" rel="noopener">Musculoskeletal Science and Practice</a>, una delle riviste di riferimento in ambito muscoloscheletrico. In questo articolo ripercorro i quattro argomenti chiave dello studio: i meccanismi biologici che differenziano i tipi di dolore, il ruolo delle cellule immunitarie lungo l&#8217;asse dolore, l&#8217;impatto degli interventi non farmacologici, e i processi che portano alla cronicizzazione.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading">I Tre Tipi di Dolore e i Meccanismi Biologici </h3>



<p>Il dolore non è tutto uguale, e il sistema immunitario lo sa già. Esistono tre tipi di dolore con meccanismi biologici completamente distinti. Trattarli allo stesso modo è uno dei motivi principali per cui molti trattamenti falliscono.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Dolore Nocicettivo</h4>



<p>Il dolore nocicettivo è il tipo più classico: origina da un danno tissutale reale o minacciato. Macrofagi, mastociti e neutrofili rilasciano citochine pro-infiammatorie e prostaglandine, che attivano i nocicettori — i recettori sensoriali del sistema nervoso periferico. Quando l&#8217;infiammazione si risolve, anche il dolore si risolve.</p>



<p><strong>Esempio clinico:</strong> una distorsione alla caviglia attiva la cascata infiammatoria — gonfiore, calore, dolore acuto. Con la risoluzione dell&#8217;infiammazione, il dolore scompare. I FANS funzionano bene in questo contesto perché bloccano la produzione di prostaglandine a monte.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Dolore Neuropatico</h4>



<p>In questo caso il problema non è nel tessuto, ma nel nervo. Quando un nervo è leso, le cellule immunitarie raggiungono il ganglio della radice dorsale (DRG) e rilasciano mediatori pro-infiammatori che ne amplificano l&#8217;attività. In alcuni casi il sistema immunitario produce anticorpi che si legano direttamente ai nocicettori, ipereccitandoli: il dolore si genera anche in assenza di uno stimolo reale.</p>



<p><strong>Esempio clinico:</strong> nella sciatalgia da ernia lombare, la radice nervosa compressa subisce infiltrazione immunitaria. La densità di macrofagi intra-nervosi correla direttamente con l&#8217;intensità del dolore parossistico riferito.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Dolore Nociplastico</h4>



<p>Nessun danno tissutale. Nessuna lesione nervosa. Il dolore nociplastico è guidato da un&#8217;alterata elaborazione centrale: microglia e astrociti diventano cronicamente attivati, riducendo la segnalazione inibitoria e mantenendo la cosiddetta sensibilizzazione centrale. È il meccanismo alla base di condizioni come la fibromialgia e alcune forme di <a href="#">lombalgia cronica</a>.</p>



<p>Studi di imaging PET-MRI in pazienti con lombalgia cronica mostrano segni di infiammazione attiva nel talamo — la struttura che smista i segnali dolorifici. Il cervello è letteralmente in uno stato infiammatorio.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>Punto chiave:</strong> il tipo di dolore non è un&#8217;etichetta diagnostica generica. È un&#8217;impronta meccanicistica. Il sistema immunitario lascia una firma biologica diversa in ciascuno — e l&#8217;efficacia del trattamento dipende dalla capacità di leggerla correttamente.</p>
</blockquote>


<div class="wp-block-image is-style-default">
<figure class="aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1665" height="1065" src="https://alessandradidomenico.it/wp-content/uploads/2026/05/infografica_tipi_dolore.png" alt="I tre tipi di dolore: nocicettivo ,neuropatico e nociplastico mediati dalle cellule del sistema immunitario." class="wp-image-6463" srcset="https://alessandradidomenico.it/wp-content/uploads/2026/05/infografica_tipi_dolore.png 1665w, https://alessandradidomenico.it/wp-content/uploads/2026/05/infografica_tipi_dolore-300x192.png 300w, https://alessandradidomenico.it/wp-content/uploads/2026/05/infografica_tipi_dolore-1024x655.png 1024w, https://alessandradidomenico.it/wp-content/uploads/2026/05/infografica_tipi_dolore-768x491.png 768w, https://alessandradidomenico.it/wp-content/uploads/2026/05/infografica_tipi_dolore-1536x982.png 1536w" sizes="(max-width: 1665px) 100vw, 1665px" /></figure></div>


<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading">Le Cellule Immunitarie Lungo l&#8217;Asse del Dolore</h3>



<p>Le cellule immunitarie partecipano attivamente al dolore a ogni livello del sistema nervoso: non solo nel punto in cui si avverte il dolore, ma lungo tutto il percorso dal tessuto periferico fino alla corteccia cerebrale.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full"><img decoding="async" width="1815" height="1965" src="https://alessandradidomenico.it/wp-content/uploads/2026/05/infografica_asse_dolore_immunitario.png" alt="Cellule immunitarie lungo l'asse del dolore : tessuto periferico e sistema nervoso centrale." class="wp-image-6464" srcset="https://alessandradidomenico.it/wp-content/uploads/2026/05/infografica_asse_dolore_immunitario.png 1815w, https://alessandradidomenico.it/wp-content/uploads/2026/05/infografica_asse_dolore_immunitario-277x300.png 277w, https://alessandradidomenico.it/wp-content/uploads/2026/05/infografica_asse_dolore_immunitario-946x1024.png 946w, https://alessandradidomenico.it/wp-content/uploads/2026/05/infografica_asse_dolore_immunitario-768x831.png 768w, https://alessandradidomenico.it/wp-content/uploads/2026/05/infografica_asse_dolore_immunitario-1419x1536.png 1419w" sizes="(max-width: 1815px) 100vw, 1815px" /></figure></div>


<h4 class="wp-block-heading">Nei Tessuti Periferici</h4>



<p>Mastociti, macrofagi, neutrofili e fibroblasti rilasciano citochine — TNF-α, IL-1β, IL-6 — prostaglandine e specie reattive dell&#8217;ossigeno. Questi mediatori attivano i nocicettori e aumentano la permeabilità vascolare, amplificando il segnale doloroso.</p>



<p><strong>Esempio:</strong> nell&#8217;artrosi al ginocchio, i macrofagi del liquido sinoviale rilasciano molecole chemioattraenti che richiamano ulteriori cellule immunitarie nell&#8217;articolazione. Queste, a loro volta, rilasciano altri mediatori infiammatori, sensibilizzando progressivamente i nocicettori in un loop che si auto-alimenta.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Nei Nervi Periferici</h4>



<p>Le cellule di Schwann attivano il complemento e reclutano macrofagi. Cellule T e B infiltrano i gangli della radice dorsale. In alcuni casi il sistema immunitario produce anticorpi che si legano direttamente ai nocicettori, determinando ipereccitabilità persistente.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Nel Sistema Nervoso Centrale</h4>



<p>Microglia e astrociti rilasciano citochine pro-infiammatorie, alterano il trasporto del glutammato e riducono la segnalazione inibitoria. Inoltre, la disruzione della barriera emato-encefalica consente alle cellule immunitarie periferiche di infiltrare il SNC, mantenendo attiva la sensibilizzazione centrale.</p>



<p>Studi PET imaging in pazienti con lombalgia cronica hanno identificato attivazione microgliale nel talamo — il principale relay sensoriale del cervello — con espressione significativamente maggiore nelle presentazioni nociplastiche rispetto a quelle nocicettive.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>Conclusione di sezione:</strong> l&#8217;infiammazione non è un evento locale e passeggero. Segue l&#8217;asse del dolore dal tessuto alla corteccia, e il sistema immunitario la guida a ogni livello.</p>
</blockquote>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading">Stile di Vita e Dolore: i Meccanismi Immunitari </h3>



<p>Esercizio fisico, sonno, dieta e gestione dello stress non fanno solo &#8220;stare meglio&#8221;: modificano in modo diretto i meccanismi immunitari del dolore. I pathway sono precisi, misurabili e clinicamente rilevanti. Di conseguenza, gli interventi non farmacologici non sono semplici complementi alla terapia — sono interventi meccanicisticamente attivi.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Esercizio Fisico e Infiammazione</h4>



<p>A livello periferico, l&#8217;esercizio aumenta la polarizzazione dei macrofagi verso il fenotipo anti-infiammatorio ed eleva IL-10 nel dolore nocicettivo e IL-4 nel dolore neuropatico. A livello sistemico riduce le citochine pro-infiammatorie circolanti. Nel SNC, diminuisce l&#8217;attivazione gliale e l&#8217;espressione di citochine pro-infiammatorie nel corno dorsale.</p>



<p>Dopo una lesione nervosa, l&#8217;attività fisica aerobica riduce le citochine pro-infiammatorie e aumenta IL-10. Nei modelli sperimentali, questi cambiamenti immunitari erano direttamente proporzionali alla riduzione del dolore neuropatico. In altre parole, l&#8217;esercizio non maschera il dolore: ne modifica la biologia sottostante.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Dieta, Microbioma e Neuroinfiammazione</h4>



<p>Nutrienti anti-infiammatori — omega-3, antiossidanti, fibre — abbassano l&#8217;infiammazione sistemica. Tuttavia, la relazione tra dieta e dolore è più profonda: la composizione del microbioma intestinale influenza la neuroinfiammazione attraverso l&#8217;asse intestino-cervello. Le adipochine prodotte dal tessuto adiposo amplificano la segnalazione pro-infiammatoria, rendendo quindi il calo ponderale un intervento meccanicisticamente attivo.</p>



<p>Diete ricche di grassi aumentano le adipochine circolanti, sensibilizzando i nocicettori. Al contrario, diete anti-infiammatorie riducono l&#8217;attivazione gliale nel SNC. Quello che si mangia cambia lo stato immunitario del cervello.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Sonno e Sistema Glinfatico</h4>



<p>Durante il sonno, il sistema glinfatico elimina i mediatori neuroimmuni e i prodotti metabolici dal SNC. Un sonno insufficiente, invece, upregola il sistema nervoso simpatico e l&#8217;asse HPA, aumentando l&#8217;IL-6 circolante e sensibilizzando i pathway nocicettivi sia periferici che centrali.</p>



<p>La terapia cognitivo-comportamentale per l&#8217;insonnia ha ridotto l&#8217;infiammazione sistemica e il dolore in pazienti con <a href="#">fibromialgia</a> — suggerendo che la neuroinfiammazione del SNC può essere modulata attraverso interventi specifici sul sonno.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Stress e Asse HPA</h4>



<p>Lo stress psicologico attiva il sistema simpatico e l&#8217;asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), aumentando monociti e macrofagi periferici e determinando l&#8217;attivazione della microglia cerebrale. Lo stress cronico mantiene, quindi, la microglia in uno stato pro-infiammatorio che alimenta la sensibilizzazione centrale.</p>



<p>Mindfulness e CBT normalizzano questi pathway e riducono i marcatori infiammatori sistemici in studi controllati randomizzati. Il lavoro psicologico non è separato dalla biologia del dolore: ne è parte integrante.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading">Come il Dolore Diventa Cronico</h3>



<p>Il dolore cronico non è semplicemente dolore che persiste nel tempo. È un fallimento della risoluzione immunitaria. La cronicizzazione è una progressiva centralizzazione dell&#8217;attività neuro-immune: dal tessuto periferico al midollo spinale, fino al cervello.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Infiammazione Periferica Irrisolta</h4>



<p>La risposta immunitaria precoce al danno tissutale o nervoso è protettiva — necessaria per la riparazione. Ma se l&#8217;attività pro-infiammatoria non si risolve, le cellule immunitarie rimangono attivate, sensibilizzando continuamente i nocicettori periferici.</p>



<p>Un dato controintuitivo ma cruciale: bloccare l&#8217;infiammazione acuta subito dopo una lesione nervosa rallenta il recupero. Mancano i neutrofili che eliminano i detriti cellulari, e si impoverisce il pool di cellule T regolatorie. L&#8217;infiammazione precoce, pertanto, non è il problema — è la sua mancata risoluzione che crea il danno.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Il Midollo Spinale Amplifica il Segnale</h4>



<p>I mediatori pro-infiammatori attivano microglia e astrociti nel corno dorsale, alterando la segnalazione inibitoria mediata da GABA e glicina e promuovendo il rimodellamento sinaptico. La disruzione della barriera emato-encefalica, inoltre, consente alle cellule immunitarie periferiche di infiltrare il SNC.</p>



<p>Pazienti con artrosi al ginocchio e caratteristiche nociplastiche mostrano attivazione gliale centrale oltre che articolare. Questi pazienti, di conseguenza, rispondono scarsamente alla chirurgia protesica: il problema non è più nell&#8217;articolazione.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Il Cervello Mantiene lo Stato Infiammatorio</h4>



<p>La neuroinfiammazione sopraspinale — talamo, corteccia, ippocampo — sostiene la plasticità maladattiva. Le citochine pro-infiammatorie alterano la sintesi e il reuptake dei neurotrasmettitori, alimentando così comorbilità come disturbi del sonno, ansia e depressione.</p>



<p>In pazienti con artrite reumatoide, l&#8217;imaging cerebrale mostra attivazione microgliale nell&#8217;ippocampo — struttura coinvolta in memoria, umore e regolazione del dolore. Non è solo l&#8217;articolazione che infiamma: il cervello risponde e si riorganizza strutturalmente.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>Conclusione di sezione:</strong> la cronicizzazione del dolore rappresenta uno spostamento del locus dell&#8217;attività immunitaria dalla periferia al sistema nervoso centrale. Gli interventi che agiscono solo sull&#8217;infiammazione periferica diventano progressivamente meno efficaci man mano che questa transizione avviene. Riconoscerla precocemente è la chiave per un trattamento efficace.</p>
</blockquote>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading">Conclusione</h3>



<p>La ricerca di Hodges et al. (2026) offre una cornice integrativa per comprendere il <strong>dolore e il sistema immunitario</strong> come un fenomeno neuro-immune unitario. Le implicazioni cliniche sono concrete.</p>



<p>Il tipo di dolore determina il target terapeutico. Le cellule immunitarie sono attori attivi a ogni livello dell&#8217;asse dolore. Gli interventi sullo stile di vita agiscono sugli stessi pathway dei farmaci. E la transizione verso la cronicizzazione richiede un cambio di approccio terapeutico.</p>



<p>Il dolore cronico non è un problema di bassa soglia del dolore. È un problema di neuroinfiammazione persistente. Trattarlo come tale cambia tutto.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">FAQ: Domande Frequenti su Dolore e Sistema Immunitario</h2>



<p><strong>Qual è il legame tra dolore e sistema immunitario?</strong><br>Dolore e sistema immunitario condividono mediatori molecolari, recettori e pathway biologici. Le cellule immunitarie — macrofagi, microglia, linfociti — partecipano attivamente alla generazione e al mantenimento del dolore a ogni livello del sistema nervoso.</p>



<p><strong>Quali sono i tre tipi di dolore?</strong><br>I tre tipi principali sono: dolore nocicettivo (da danno tissutale), dolore neuropatico (da lesione nervosa) e dolore nociplastico (da alterata elaborazione centrale senza danno strutturale identificabile).</p>



<p><strong>Come lo stile di vita influenza il dolore cronico?</strong><br>Esercizio fisico, dieta anti-infiammatoria, qualità del sonno e gestione dello stress modificano direttamente i pathway immunitari del dolore — riducendo citochine pro-infiammatorie, modulando la microglia e abbassando la sensibilizzazione centrale.</p>



<p><strong>Perché il dolore cronico è difficile da trattare?</strong><br>Perché nel dolore cronico il locus dell&#8217;attività immunitaria si sposta dalla periferia al sistema nervoso centrale. Gli interventi che agiscono solo sull&#8217;infiammazione periferica diventano progressivamente meno efficaci. È necessario un approccio che consideri la neuroinfiammazione centrale.</p>



<p><strong>Cos&#8217;è la sensibilizzazione centrale?</strong><br>È un meccanismo per cui il sistema nervoso centrale diventa ipereccitabile: elabora i segnali dolorifici in modo amplificato anche in assenza di stimoli periferici reali. È alla base del dolore nociplastico e di molte forme di dolore cronico.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><em>Fonte principale: Hodges et al. (2026). Musculoskeletal Science and Practice.</em><br><em>Articolo scritto da <a href="https://alessandradidomenico.it/author/aledido/">Alessandra Di Domenico</a></em></p>
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			</item>
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		<title>Cortisolo: Davvero un Nemico? Sfatiamo un Mito Diffuso</title>
		<link>https://alessandradidomenico.it/cortisolo-davvero-un-nemico-sfatiamo-un-mito-diffuso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Di Domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 14:48:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Gestione dello Stress]]></category>
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					<description><![CDATA[Informazioni Frammentarie: Il Rischio di Semplificazioni Errate Nel mondo dei social, la divulgazione scientifica spesso soffre di un problema di fondo: la frammentazione delle informazioni. Un esempio lampante è la demonizzazione del cortisolo, frequentemente etichettato come “l’ormone dello stress” e presentato come un nemico da abbassare a tutti i costi. Ma la fisiologia umana è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Informazioni Frammentarie: Il Rischio di Semplificazioni Errate</strong></h4>



<p>Nel mondo dei social, la divulgazione scientifica spesso soffre di un problema di fondo: la frammentazione delle informazioni. Un esempio lampante è la demonizzazione del cortisolo, frequentemente etichettato come “l’ormone dello stress” e presentato come un nemico da abbassare a tutti i costi. Ma la fisiologia umana è più complessa di così. Il cortisolo è essenziale per la nostra sopravvivenza e gioca un ruolo chiave nell’omeostasi dell’organismo. Vediamo insieme perché non è corretto considerarlo solo un fattore negativo.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Che Cos’è il Cortisolo?</strong></h4>



<p>Il cortisolo è un ormone steroideo appartenente alla classe dei glucocorticoidi. La sua produzione è regolata dall’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), un sistema che orchestra la risposta dell’organismo agli stimoli ambientali e allo stress.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Da Chi Viene Prodotto?</strong></h4>



<p>Il cortisolo viene prodotto dalle ghiandole surrenali, due piccole ghiandole situate sopra i reni. La sua sintesi è stimolata dall’ormone adrenocorticotropo (ACTH), rilasciato dall’ipofisi in risposta all’ormone di rilascio della corticotropina (CRH), secreto dall’ipotalamo. Questo complesso sistema di regolazione permette al corpo di adattarsi a diverse condizioni, come stress fisico, psichico e ambientale.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Le Funzioni Fisiologiche del Cortisolo</strong></h4>



<p>Il cortisolo non è semplicemente un ormone dello stress, ma una molecola chiave per diverse funzioni vitali:</p>



<ul>
<li><strong>Regolazione del metabolismo</strong>: stimola la produzione di glucosio nel fegato (gluconeogenesi), favorisce la lipolisi e la mobilizzazione degli aminoacidi.</li>



<li><strong>Controllo della risposta infiammatoria e immunitaria</strong>: modula l’attività del sistema immunitario e riduce le risposte infiammatorie.</li>



<li><strong>Adattamento allo stress</strong>: aiuta l’organismo a fronteggiare situazioni di emergenza, aumentando la pressione sanguigna e migliorando la prontezza mentale.</li>



<li><strong>Regolazione della pressione arteriosa</strong>: contribuisce al mantenimento del tono vascolare.</li>



<li><strong>Controllo del bilancio idrico e salino</strong>: favorisce la ritenzione di sodio e la regolazione dell’equilibrio elettrolitico.</li>
</ul>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Il Ritmo Circadiano del Cortisolo</strong></h4>



<p>La secrezione del cortisolo segue un <strong>ritmo circadiano</strong>, ovvero una variazione giornaliera con un andamento ben definito:</p>



<ul>
<li>Picco massimo nelle <strong>prime ore del mattino</strong>, tra le 6 e le 8, per garantire energia e vigilanza al risveglio.</li>



<li>Progressiva riduzione nel corso della giornata.</li>



<li>Valore minimo nelle <strong>ore serali e notturne</strong>, favorendo il riposo e i processi di recupero dell’organismo.</li>
</ul>



<p>Questo schema permette al corpo di adattarsi alle necessità metaboliche e ambientali nel corso della giornata.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Perdita della Circadianità e Conseguenze sulla Fisiologia</strong></h4>



<p>Quando il ritmo naturale del cortisolo viene alterato, si possono verificare effetti negativi:</p>



<ul>
<li><strong>Cortisolo alto di sera e basso al mattino</strong> → stanchezza cronica, difficoltà a svegliarsi, insonnia.</li>



<li><strong>Produzione irregolare</strong> → disturbi metabolici, aumento dell’infiammazione, alterazioni dell’umore.</li>



<li><strong>Deregulation dell’asse HPA</strong> → condizioni come burnout, sindrome da affaticamento cronico, fibromialgia.</li>
</ul>



<p>Mantenere un ritmo circadiano regolare è fondamentale per la salute generale.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Cortisolo in Eccesso: Quando Diventa un Problema</strong></h4>



<p>Un livello di cortisolo cronicamente alto può portare a:</p>



<ul>
<li>Aumento della glicemia e insulino-resistenza.</li>



<li>Accumulo di grasso viscerale, soprattutto nella zona addominale.</li>



<li>Insonnia e difficoltà nel rilassarsi.</li>



<li>Depressione, ansia e alterazioni cognitive.</li>



<li>Immunosoppressione e maggiore suscettibilità alle infezioni.</li>



<li>Osteoporosi e perdita di massa muscolare.</li>
</ul>



<p>Condizioni croniche di ipercortisolemia sono spesso associate a stress prolungato, insonnia, eccessivo esercizio fisico o stati infiammatori persistenti.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Cortisolo in Difetto: Un Rischio Sottovalutato</strong></h4>



<p>Anche livelli di cortisolo troppo bassi possono causare problemi:</p>



<ul>
<li>Stanchezza persistente e difficoltà di recupero.</li>



<li>Ipotensione e tendenza allo svenimento.</li>



<li>Difficoltà di concentrazione e memoria.</li>



<li>Maggiore sensibilità al dolore e ai processi infiammatori.</li>



<li>Vulnerabilità alle infezioni.</li>
</ul>



<p>Questi sintomi possono essere il risultato di una disregolazione dell’asse HPA, spesso conseguente a un periodo prolungato di stress cronico, portando alla cosiddetta &#8220;fatica surrenalica&#8221;.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Cosa Innalza e Cosa Riduce la Produzione di Cortisolo?</strong></h3>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Fattori che Aumentano il Cortisolo:</strong></h4>



<ul>
<li>Stress cronico (psicologico, fisico o ambientale).</li>



<li>Sonno insufficiente o di scarsa qualità.</li>



<li>Infiammazione e malattie croniche.</li>



<li>Diete ipoglucidiche o sbilanciate.</li>



<li>Eccesso di esercizio fisico senza adeguato recupero.</li>
</ul>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Fattori che Riduccono il Cortisolo:</strong></h4>



<ul>
<li>Riposo adeguato e qualità del sonno.</li>



<li>Tecniche di rilassamento come mindfulness, yoga e respirazione diaframmatica.</li>



<li>Attività fisica moderata (camminata, esercizi a bassa intensità).</li>



<li>Una dieta equilibrata, evitando digiuni prolungati o picchi glicemici.</li>



<li>Contatto con la natura e attività ricreative.</li>
</ul>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Come Regolare la Produzione di Cortisolo?</strong></h3>



<p>L’obiettivo non è abbassare il cortisolo in modo indiscriminato, ma <strong>ottimizzarne la regolazione</strong>. Ecco alcune strategie efficaci:</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>1. Cura del Ritmo Circadiano</strong></h4>



<ul>
<li>Esporsi alla luce solare al mattino.</li>



<li>Evitare schermi e luci blu nelle ore serali.</li>



<li>Mantenere orari regolari per sonno e pasti.</li>
</ul>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>2. Gestione dello Stress</strong></h4>



<ul>
<li>Tecniche di rilassamento e respirazione profonda.</li>



<li>Meditazione e mindfulness.</li>



<li>Riduzione del carico lavorativo e miglior gestione del tempo.</li>
</ul>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>3. Attività Fisica Mirata</strong></h4>



<ul>
<li>Allenamenti a bassa intensità per ridurre il cortisolo serale.</li>



<li>Evitare esercizi intensi nelle ore serali.</li>



<li>Recupero adeguato tra gli allenamenti.</li>
</ul>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>4. Nutrizione Equilibrata</strong></h4>



<ul>
<li>Evitare digiuni prolungati e picchi glicemici.</li>



<li>Consumare proteine e grassi sani per stabilizzare la glicemia.</li>



<li>Integrare magnesio e vitamina C, che contribuiscono alla regolazione dell’asse HPA.</li>
</ul>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione: Il Cortisolo Non È un Nemico, Ma un Regolatore Essenziale</strong></h4>



<p>Il cortisolo non deve essere demonizzato, ma compreso. Come ogni ormone, la sua funzione dipende dal contesto e dal bilancio complessivo dell’organismo. Piuttosto che cercare di abbassarlo a tutti i costi, è fondamentale lavorare per ottimizzarne la regolazione, rispettando il ritmo circadiano e intervenendo sulle cause di eventuali squilibri.</p>



<p>Se sospetti un’alterazione della tua produzione di cortisolo, la soluzione migliore è una valutazione personalizzata, che tenga conto del tuo stile di vita, dei tuoi sintomi e dei tuoi livelli ormonali.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Arte di &#8220;Svernare&#8221;: Abbracciare il Ritmo Naturale del Nostro Corpo</title>
		<link>https://alessandradidomenico.it/larte-di-svernare-abbracciare-il-ritmo-naturale-del-nostro-corpo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Di Domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Dec 2024 22:46:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Gestione dello Stress]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l’avvicinarsi della fine dell’anno, potresti percepire un calo di energia, accompagnato dalla sensazione che tutto stia rallentando. Questo fenomeno non è solo una percezione: studi dimostrano che molte persone sperimentano una diminuzione della produttività e della concentrazione nei mesi invernali. Piuttosto che combatterlo, possiamo imparare ad accettare e utilizzare questo ritmo naturale per il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con l’avvicinarsi della fine dell’anno, potresti percepire un calo di energia, accompagnato dalla sensazione che tutto stia rallentando. Questo fenomeno non è solo una percezione: studi dimostrano che molte persone sperimentano una diminuzione della produttività e della concentrazione nei mesi invernali. Piuttosto che combatterlo, possiamo imparare ad accettare e utilizzare questo ritmo naturale per il nostro benessere.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Cosa Significa &#8220;Svernare&#8221;?</h4>



<p>Originariamente, il termine &#8220;svernare&#8221; si riferisce agli adattamenti degli animali per sopravvivere ai mesi freddi. Alcune specie migrano, mentre altre riducono la loro attività per conservare energia. Questo concetto è stato reinterpretato per gli esseri umani dalla scrittrice Katherine May nel suo libro <em>Wintering</em>, dove evidenzia come anche noi possiamo trarre beneficio da periodi di pausa per affrontare le difficoltà della vita.</p>



<p>La scienza supporta questa idea: la cronobiologia, la disciplina che studia i ritmi biologici, mostra come i nostri corpi rispondano ai cambiamenti stagionali con alterazioni nei livelli ormonali, nel sonno e nell’energia. Ignorare questi segnali naturali può portare a stress cronico, abbassamento delle difese immunitarie e burnout.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Il Potere del Ritiro</h4>



<p>Il concetto di svernare non implica arrendersi, ma piuttosto prendersi del tempo per ritirarsi e riflettere. Studi in neuroscienze dimostrano che periodi di quiete e introspezione sono fondamentali per la salute mentale. Durante questi momenti, il cervello consolida i ricordi, elabora le emozioni e rafforza i circuiti neurali, simile a un processo di manutenzione interna.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Come Praticare l&#8217;Arte dello Svernamento</h4>



<p>Svernare significa creare spazio per il riposo e il recupero, bilanciando momenti di attività con periodi di pausa. Ecco alcune strategie pratiche:</p>



<ul>
<li><strong>Crea un &#8220;nido invernale&#8221;:</strong> Dedica uno spazio della tua casa al relax, con luci soffuse, coperte calde e oggetti che ti fanno sentire bene. Lascia fuori le distrazioni tecnologiche.</li>



<li><strong>Adatta il tuo ritmo:</strong> Pianifica attività impegnative durante i momenti in cui hai più energia e concediti più tempo per dormire se necessario.</li>



<li><strong>Coltiva il tuo benessere interiore:</strong> Dedica ogni giorno qualche minuto alla scrittura riflessiva, alla lettura o a un hobby creativo senza pressione.</li>



<li><strong>Connettiti con gli altri:</strong> Organizza incontri intimi con amici o familiari per condividere momenti di qualità.</li>
</ul>



<h4 class="wp-block-heading">Perché Svernare è Importante</h4>



<p>Accettare il bisogno di rallentare non è segno di debolezza, ma di consapevolezza. Svernare ci permette di affrontare le sfide della vita con maggiore resilienza, trasformando periodi difficili in opportunità di crescita personale.</p>



<p>Invece di lottare contro il ritmo naturale del corpo, possiamo abbracciarlo come parte del nostro ciclo vitale. Questo ci aiuterà a rinnovare l’energia e a prepararci per la prossima stagione di attività con una maggiore forza interiore. </p>



<p>La capacità di rallentare e accogliere i periodi di stanchezza, senza forzare il corpo e la mente, è una capacità che dovrebbero sviluppare tutte le persone che soffrono di Dolore Cronico. Purtroppo mi capita molto spesso di sentire pazienti, con <em>sindrome fibromialgica e altre condizioni croniche</em>, che seppur stanchi e privi di energia, continuano ad affrontare con ritmi esagerati le proprie giornate. </p>



<p><em>Bisogna imparare ad accogliere la lentezza! </em></p>



<h4 class="wp-block-heading">Conclusione</h4>



<p>L’inverno non è solo una stagione del calendario, ma può diventare un periodo simbolico per fermarsi, riflettere e rigenerarsi. Sfruttiamo questa opportunità per ascoltare i segnali del nostro corpo e abbracciare il riposo come strumento per il nostro benessere globale.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Cambio di Prospettiva: Il Dolore Persistente Non è Come Te Lo Hanno Raccontato</title>
		<link>https://alessandradidomenico.it/cambio-di-prospettiva-il-dolore-persistente-non-e-come-te-lo-hanno-raccontato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Di Domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Dec 2024 01:29:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[Quante volte hai sentito dire che il dolore è “solo” un problema di postura sbagliata o di un tessuto danneggiato? Per anni, questo è stato il racconto dominante. Un racconto che, per quanto rassicurante nella sua semplicità, non ha mai davvero funzionato per chi vive con il dolore cronico ogni giorno. Voglio proporti una prospettiva [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quante volte hai sentito dire che il dolore è “solo” un problema di postura sbagliata o di un tessuto danneggiato? Per anni, questo è stato il racconto dominante. Un racconto che, per quanto rassicurante nella sua semplicità, non ha mai davvero funzionato per chi vive con il dolore cronico ogni giorno.</p>



<p>Voglio proporti una prospettiva diversa. Non per offrirti la solita soluzione rapida, ma per iniziare a comprendere il dolore nella sua complessità, accettando che non sempre tutto è così lineare come ci è stato detto. <strong>E no, questo non significa che gli esercizi o le cure mediche siano inutili. Significa semplicemente che dobbiamo ampliare la visione e guardare oltre.</strong></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.0.3/72x72/1f50d.png" alt="🔍" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <strong>Il dolore non è un semplice problema meccanico</strong></h2>



<p>Dimentica l’idea che una “postura perfetta” (spoiler: non esiste!) o un muscolo in tensione siano le uniche cause del dolore. La scienza oggi ci dice qualcosa di molto più interessante: il dolore è una reazione complessa, guidata dal sistema nervoso.</p>



<p>Non è sempre legato a un danno reale ai tessuti, ma piuttosto a come il tuo corpo, e soprattutto il tuo cervello, interpreta i segnali. Questo non vuol dire che non ci siano condizioni mediche sottostanti da trattare o che gli esercizi non siano utili. Significa che il dolore persistente va affrontato con una visione più ampia, che consideri tutti i fattori coinvolti: fisici, psichici, emotivi e ambientali.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.0.3/72x72/1f9e0.png" alt="🧠" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <strong>Il cervello: il cuore della questione</strong></h2>



<p>Il dolore è un’esperienza costruita dal cervello. Non significa che sia “tutto nella tua testa”, ma che il tuo sistema nervoso gioca un ruolo fondamentale. Ecco un’immagine che può aiutarti: il dolore è come un sistema di allarme. Serve per proteggerti, ma a volte rimane acceso anche quando non c’è più pericolo.</p>



<p>Questo accade perché il cervello, influenzato da emozioni, pensieri e stress, può interpretare male i segnali del corpo. E così, il dolore persiste, anche quando il danno fisico è guarito. La buona notizia? Comprendendo questa connessione, possiamo iniziare a spegnere quell’allarme. Non è semplice, ma è possibile.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.0.3/72x72/1f33f.png" alt="🌿" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <strong>Gli invisibili amplificatori del dolore</strong></h2>



<p>E poi c’è il nostro stile di vita, spesso sottovalutato. Stress, sonno di cattiva qualità, sedentarietà, alimentazione disordinata… Tutti questi fattori non causano direttamente il dolore, ma possono amplificarlo in modo significativo.</p>



<ul>
<li><strong>Lo stress</strong> è un grande amplificatore: aumenta i livelli di cortisolo e mantiene il sistema nervoso in uno stato di allerta costante.</li>



<li><strong>Il sonno</strong>, se non è di qualità, non permette al corpo di rigenerarsi. Il risultato? Una maggiore sensibilità al dolore.</li>



<li><strong>Il movimento</strong>, quando fatto in modo consapevole, non è il nemico, ma un alleato per calmare il sistema nervoso e migliorare la qualità della vita.</li>



<li><strong>La dieta</strong>? Anche lei gioca un ruolo, influenzando l’infiammazione e il benessere generale.</li>



<li>I <strong>pensieri</strong>, infine, possono modulare la percezione del dolore. </li>
</ul>



<p>Prendersi cura di questi aspetti non risolve tutto, ma può cambiare radicalmente il tuo modo di convivere con il dolore. E no, non significa eliminare gli esercizi o ignorare condizioni mediche: significa integrarli in un approccio più ampio e consapevole.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.0.3/72x72/1f4d6.png" alt="📖" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <strong>Ripartire dalla conoscenza</strong></h2>



<p>Capire il dolore non significa rassegnarsi, ma iniziare a conoscerlo davvero. Questo è il primo passo per rompere con i vecchi miti e fare scelte che fanno la differenza.</p>



<p>Ecco da dove puoi cominciare:</p>



<ul>
<li><strong>Informati</strong>: conoscere cosa succede nel tuo corpo è il modo migliore per sentirti meno in balia degli eventi.</li>



<li><strong>Ascoltati</strong>: il tuo corpo ti parla in molti modi. A volte chiede riposo, altre volte movimento. Imparare a decifrare questi segnali richiede tempo, ma è possibile.</li>



<li><strong>Cerca supporto</strong>: il dolore cronico è un viaggio complesso, e non c’è nulla di male nel chiedere aiuto.</li>
</ul>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.0.3/72x72/1f31f.png" alt="🌟" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <strong>Conclusioni: una nuova prospettiva, un nuovo inizio</strong></h2>



<p>Il dolore cronico è un’esperienza profonda, che non può essere ridotta a una semplice equazione meccanica. Cambiare prospettiva non significa trovare una soluzione immediata, ma iniziare un percorso di consapevolezza e trasformazione. Non sei solo un corpo da aggiustare, ma una persona da ascoltare.</p>



<p>E no, ampliare la visione non vuol dire che esercizi, trattamenti o diagnosi mediche non abbiano il loro posto. Vuol dire solo che non sono l’unica risposta. Il dolore persistente merita di essere affrontato con una comprensione più ampia, che tenga conto del corpo, della mente e di tutto ciò che li collega.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong>Post scriptum</strong>: Non propongo soluzioni rapide, ma quelle giuste per te.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Lo stato di salute: intervista a Radio News 24</title>
		<link>https://alessandradidomenico.it/lo-stato-di-salute-intervista-a-radio-news-24/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Alessandra Di Domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jan 2021 15:18:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[In questa intervista per Radio News 24 affronto in un’ottica piuttosto ampia e globale il concetto di Salute, una visione di cui tutti noi dovremmo prendere maggior consapevolezza. Buon ascolto!]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In questa intervista per Radio News 24 affronto in un’ottica piuttosto ampia e globale il concetto di Salute, una visione di cui tutti noi dovremmo prendere maggior consapevolezza.</p>



<p>Buon ascolto!</p>



<figure class="wp-block-video"><video controls src="https://alessandradidomenico.it/wp-content/uploads/2024/04/Video-intervista.mp4"></video></figure>
]]></content:encoded>
					
		
		<enclosure url="https://alessandradidomenico.it/wp-content/uploads/2024/04/Video-intervista.mp4" length="45648705" type="video/mp4" />

			</item>
		<item>
		<title>I ritmi circadiani: un importante target terapeutico</title>
		<link>https://alessandradidomenico.it/i-ritmi-circadiani-un-importante-target-terapeutico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Alessandra Di Domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2020 15:08:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://alessandradidomenico.it/?p=5899</guid>

					<description><![CDATA[Nel 2017 la commissione giudicatrice del Karolinska Institutet ha assegnato il premio Nobel per la Medicina a Michael Warren Young, Michael Rosbash e Jeffrey Connor Halltre per le loro scoperte sui meccanismi di regolazione dei ritmi circadiani. Noto da circa un secolo, il sistema circadiano (dal latino&#160;circa-diem) si è evoluto, dai batteri sino agli animali, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel 2017 la commissione giudicatrice del Karolinska Institutet ha assegnato il premio Nobel per la Medicina a Michael Warren Young, Michael Rosbash e Jeffrey Connor Halltre per le loro scoperte sui meccanismi di regolazione dei ritmi circadiani.</p>



<p>Noto da circa un secolo, il sistema circadiano (dal latino&nbsp;<em>circa-diem</em>) si è evoluto, dai batteri sino agli animali, per generare una ciclicità quotidiana delle funzioni fisiologiche e dei processi biologici riuscendo ad anticipare i cicli ambientali, provocati dalla rotazione della Terra, di circa 24 ore. Il “jet-lag”, anche noto come “mal di fuso”, a cui il nostro corpo è sottoposto quando affrontiamo viaggi più o meno lunghi, si basa proprio su una dis-ritmia di questi meccanismi.</p>



<p>La ciclicità dei processi biologici e fisiologici, deriva da una combinazione di onde ritmiche endogene di ~ 24 h, che persistono in condizioni costanti, e di influenze ambientali chiamate&nbsp;<em>zeitgeber&nbsp;</em>(dal tedesco, “ciò che dà il tempo”) come la quantità di luce naturale, la temperatura, le abitudini alimentari, la qualità dell’attività motoria e le nostre interazioni sociali.</p>



<p>Quelle che sono le nostre abitudini sono in grado di modulare l’orologio biologico interno, che si occupa di regolare importanti funzioni fisiologiche come:</p>



<ul>
<li>Il ritmo sonno-veglia</li>



<li>L’omeostasi endocrino-metabolica</li>



<li>Una bilanciata risposta immunitaria</li>



<li>La funzionalità cardio-vascolare</li>



<li>I cicli riproduttivi</li>



<li>I processi di invecchiamento</li>
</ul>



<p>Numerosi studi ormai dimostrano come gli stili di vita dell’attuale società siano in grado di creare un&nbsp;<em>misalignment&nbsp;</em>di questi ritmi generando ripercussioni sulla fisiologia. Proprio per questo si inizia a parlare di&nbsp;<strong>social jet-lag,&nbsp;</strong>una perdita di sincronia circadiana dovuta ad abitudini del nostro tempo. Luci artificiali, lavoro notturno, alimentazione scorretta e ad ogni ora, perdita della qualità del sonno e scarsa attività fisica ne sono un esempio.</p>



<p>Questo mismatch fra i ritmi interni e l’ambiente circostante è stata correlata al rischio di insorgenza di numerose patologie quali :</p>



<ul>
<li>Malattie metaboliche come obesità, diabete tipo2 e sindrome metabolica</li>



<li>Disordini cardiovascolari</li>



<li>Disturbi del tono dell’umore</li>



<li>Disturbi del sonno</li>



<li>Cancro</li>



<li>Maggiore suscettibilità alle infezioni</li>



<li>Invecchiamento precoce</li>
</ul>



<p>Tutto ciò mette in evidenza come una&nbsp;<em>fitness&nbsp;</em>ottimale richieda uno stato di risonanza tra noi e i cicli ambientali.</p>



<p>La patogenicità multipla inoltre, può essere spiegata dal fatto che i ritmi circadiani endogeni sono prodotti da un sistema multi-oscillante composto da un&nbsp;<strong>pacemaker centrale</strong>, situato nel nucleo soprachiasmatico ipotalamico (una struttura neurale situata nel cervello), nonché da&nbsp;<strong>pacemaker periferici&nbsp;</strong>situati nelle cellule di numerosi organi e tessuti. L’ipotalamo costituisce il cosiddetto central clock, in grado di rispondere alle variazioni ambientali e in particolar modo al principale zeitgeber, rappresentato dalla luce solare. Questo è uno dei motivi per cui, molte persone, risentono della variazione del tono dell’umore in relazione alla presenza o meno di luce.</p>



<p>Questo orologio centrale, modula i ritmi attraverso una via umorale (ormoni principalmente) nota come&nbsp;<strong>asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA)</strong>&nbsp;e una via nervosa autonoma.</p>



<p>L’orologio periferico invece agisce allo stesso tempo in concerto e indipendentemente dall’orologio centrale tramite una ciclica fluttuazione dell’espressività genica dei cosiddetti&nbsp;<strong>clock genes,&nbsp;</strong>dai quali dipende il metabolismo delle nostre cellule in relazione alla modulazione circadiana. Recenti evidenze mettono in luce come anche i clock periferici siano in grado di influenzare le oscillazioni ormonali ed autonome del clock centrale, di come quindi il cibo di cui ci nutriamo, l’attività motoria che compiamo, la qualità delle relazioni sociali che intratteniamo, siano strumenti molto importanti da dover usare a vantaggio e non a scapito della nostra salute.</p>



<p>Di particolare interesse risulta infine la recente scoperta di network di controllo periferico, a livello del fegato e del pancreas, implicati nell’omeostasi del glucosio e di network, a livello del muscolo scheletrico e del tessuto adiposo, implicati addirittura nella regolazione del sonno.</p>



<p>L’emergere quindi di quella che viene chiamata cronobiologia, sulla base delle nuove conoscenze riguardanti gli orologi biologici, apre la possibilità ad un nuovo campo di intervento chiamato&nbsp;<strong>medicina circadiana</strong>, che vede come target terapeutico questi meccanismi sui quali noi stessi possiamo agire &nbsp;attraverso un attento e mirato&nbsp;<a href="https://www.osteopatadidomenico.it/osteopatia/lo-stile-di-vita-in-una-visione-di-multidimensionalita/" target="_blank" rel="noopener"><u>stile di vita</u></a>.</p>



<p>Fonti:</p>



<ul>
<li>Rijo-Ferreira, F., Takahashi, J.S. Genomics of circadian rhythms in health and disease. <em>Genome Med</em><strong>11, </strong>82 (2019). <a href="https://doi.org/10.1186/s13073-019-0704-0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://doi.org/10.1186/s13073-019-0704-0</a></li>



<li>Mason, I.C., Qian, J., Adler, G.K. <em>et al.</em>Impact of circadian disruption on glucose metabolism: implications for type 2 diabetes. <em>Diabetologia</em> <strong>63, </strong>462–472 (2020). <a href="https://doi.org/10.1007/s00125-019-05059-6" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://doi.org/10.1007/s00125-019-05059-6</a></li>



<li>Patke, A., Young, M.W. &amp; Axelrod, S. Molecular mechanisms and physiological importance of circadian rhythms. <em>Nat Rev Mol Cell Biol</em><strong>21, </strong>67–84 (2020). <a href="https://doi.org/10.1038/s41580-019-0179-2" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://doi.org/10.1038/s41580-019-0179-2</a></li>



<li>Panda, S. The arrival of circadian medicine. <em>Nat Rev Endocrinol</em><strong>15, </strong>67–69 (2019). <a href="https://doi.org/10.1038/s41574-018-0142-x" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://doi.org/10.1038/s41574-018-0142-x</a></li>
</ul>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lo stile di vita in una visione multidimensionale</title>
		<link>https://alessandradidomenico.it/lo-stile-di-vita-in-una-visione-multidimensionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Alessandra Di Domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2020 15:06:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://alessandradidomenico.it/?p=5896</guid>

					<description><![CDATA[Coniato per la prima volta nel 1929 dallo psicoterapeuta austriaco Alfred Adler, il termine “stile di vita” indicava un “pattern di reazioni e comportamenti, stabilito durante l’infanzia e che rimane caratteristico di un individuo [durante il corso della sua vita]”. Consapevoli del paradosso interno a questa definizione, che presuppone una sorta di destino ineluttabile, nel [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Coniato per la prima volta nel 1929 dallo psicoterapeuta austriaco Alfred Adler, il termine “stile di vita” indicava un “pattern di reazioni e comportamenti, stabilito durante l’infanzia e che rimane caratteristico di un individuo [durante il corso della sua vita]”. Consapevoli del paradosso interno a questa definizione, che presuppone una sorta di destino ineluttabile, nel 1960 il neologismo venne ad indicare un “modo o uno stile di vita che può essere scelto e modellato a piacimento”.</p>



<p>Se oggi digitiamo sui motori di ricerca il termine “stili di vita salutari” si generano circa 1.500.000.000 risultati, a riprova del fatto che qualsiasi cosa voglia dire, molti di noi vi ambiscono.</p>



<p>Nell’ultimo decennio, il mondo della ricerca ha posto particolare l’attenzione nell’indagare come, le abitudini quotidiane, possano o meno influenzare il nostro stato di salute.</p>



<p>Alla base di questo c’è, da un lato, l’avvento delle pioneristiche scoperte sull’&nbsp;<em><u>epigenetica&nbsp;</u></em>, dall’altro l’importante transizione epidemiologica verso cui la sanità mondiale si sta dirigendo. L’ultimo rapporto dell’OMS infatti ha stimato che nel 2016, circa 40,5 milioni (71%) dei 56,9 milioni di decessi nel mondo sono stati causati da&nbsp;<em><u>malattie croniche</u></em>&nbsp;e che da qui al 2030 l’80% delle risorse del settore sanitario saranno destinate alla loro gestione.</p>



<p>Motivi quindi di salute pubblica e globale hanno posto l’accento sull’importanza degli stili di vita.</p>



<p>Numerosi studi oggi dimostrano come l’alimentazione, la sedentarietà, il fumo, l’abuso di alcol e il distress psichico ed emotivo, rappresentino un rischio per la nostra Salute. Tutti questi fattori prendono il nome di&nbsp;<em><u>stressors</u></em>, intendendo con tale termine tutti i possibili trigger patofisiologici in grado di generare una perdita di coerenza dei nostri sistemi interni di regolazione, noti come&nbsp;<a href="https://www.osteopatadidomenico.it/argomenti-vari/i-ritmi-circadiani-come-importante-target-terapeutico/" target="_blank" rel="noopener"><em><u>ritmi circadiani</u></em></a>.</p>



<p>Noto ormai da anni del potente ruolo preventivo e terapeutico del cibo in numerose patologie come il diabete di tipo II, l’obesità, le malattie cardiache, l’ictus, alcuni tumori e l’invecchiamento, risultano di notevole interesse le nuove scoperte riguardo l’azione e la modulazione degli alimenti su quella che viene chiamata&nbsp;<em>systemic</em>&nbsp;<em>chronic</em>&nbsp;<em>low grade inflammation,&nbsp;</em>ossia uno stato di infiammazione cronica sistemica di basso grado alla base di tutte le malattie croniche sopra menzionate. Affronterò l’infiammazione e la low grade inflammation in maniera più dettagliata in un prossimo articolo.</p>



<p>Al pari dell’alimentazione, anche l’attività fisica, svolta rispettando certi parametri per far sì che sia terapeutica e non nociva, è comunemente accettata per diminuire livelli di biomarcatori infiammatori e ridurre così il rischio di sviluppare le più comuni malattie croniche. Alcuni dati infatti mettono in relazione l’esercizio fisico mirato, con diversi pattern di metilazione del DNA, suggerendo la presenza di meccanismi epigenetici alla base di tali effetti protettivi.</p>



<p>Il benessere psichico, inteso come equilibrio emotivo e focus individuale, completa il quadro in un’ottica di benessere multidimensionale ma affronterò il tema del distress emotivo in una trattazione a parte proprio per l’importanza dell’argomento.</p>



<p>In ultimo, ma non ultimo, recenti ricerche correlano l’importanza della qualità del sonno sulla nostra Salute, per il potente ruolo che riveste nella regolazione dei&nbsp;<a href="https://www.osteopatadidomenico.it/argomenti-vari/i-ritmi-circadiani-come-importante-target-terapeutico/" target="_blank" rel="noopener"><u>ritmi circadiani</u></a>, ma anche questo argomento verrà affrontato in una prossima trattazione.</p>



<p>Vero è che il nostro sistema ha una grande capacità resiliente, motivo per cui se questi stressors permangono per un tempo ragionevolmente breve, non esitano necessariamente in una fenotipizzazione della malattia, cosa diversa è quando certe condizioni permangono per lungo tempo. Questi sono i meccanismi alla base del concetto di allostasi e carico allostatico.</p>



<p>Ci sono inoltre ragioni per credere che comportamenti salutari o malsani siano correlati in un’ottica di auto-condizionamento. Si è visto, per esempio, che soggetti che abusano di alcol sono spesso fumatori in quanto la nicotina pare abbia un ruolo nel contrastare gli effetti depressivi dell’alcol. A questo si affianca, di conseguenza, lo scoraggiamento all’attività fisica da parte del fumo di sigaretta per gli effetti che esso ha sui polmoni a cui consegue una ridotta attività fisica che a sua volta incrementa il bisogno di ingerire cibo. Un vero e proprio circolo vizioso.</p>



<p>Noto è che il cambiamento di un comportamento presuppone l’alterazione di uno stile di vita malsano che noi stessi abbiamo scelto, ma questa scelta può essere profondamente radicata dall’infanzia e continuare nella vita adulta, può essere legata all’età, allo stato socio-economico e culturale, inquadrando in questo modo il concetto di “stile di vita” in un complesso contesto multidimensionale. Eppure, coscienti di quanto sia difficile sgretolare abitudini consolidate e profondamente radicate, ci viene chiesto uno sforzo oggi per preservare la nostra salute nel domani. Rendersi consapevoli del dover modificare certi comportamenti è un primo passo già molto importante, affidarsi a qualificati professionisti è il passo successivo, perché così come certi loop si sono generati, è altrettanto possibile modificarli.</p>



<p>Fonti:</p>



<ul>
<li>Steffen J: Healthy Lifestyle: A Virtue in Search of a Vision. Lifestyle Genomics 2018;11:13-15. doi: 10.1159/000487612</li>



<li>Lifestyle and its influences. (2015). Perspectives in Public Health, 135(2), 58–58. <a href="https://doi.org/10.1177/1757913915569956" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://doi.org/10.1177/1757913915569956</a></li>



<li>Exercise and inflammation-related epigenetic modifications: focus on Dna methylation. Steven Horsburgh, Paula Robson-ansley, Rozanne Adams, Carine Smith.</li>



<li>E. Patterson,P.S. Haines,B.M. Popkin. Health Lifestyle Patterns of U.S. Adults. Prev. Med. 1994; 23(4); 453-460</li>



<li>Handschin C, Spiegelman BM. The role of exercise and PGC1alpha in inflammation and chronic disease. <em>Nature</em>. 2008;454(7203):463–469. doi:10.1038/nature07206</li>
</ul>
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		<title>Lo stato di salute come adattamento alle sfide dell&#8217;ambiente</title>
		<link>https://alessandradidomenico.it/lo-stato-di-salute-come-adattamento-alle-sfide-dellambiente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Alessandra Di Domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2020 15:04:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[“L’origine delle malattie è nell’uomo e non fuori di esso; ma le influenze esterne agiscono sull’intimo e fanno sviluppare le malattie […]. Un medico […] dovrebbe conoscere l’uomo nella sua interezza e non solo nella sua forma esterna”. – (Paracelso)&#160; “ Il germe non è nulla, il terreno è tutto” (Claude Bernard, fisiologo del XIX [&#8230;]]]></description>
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<p><em>“L’origine delle malattie è nell’uomo e non fuori di esso; ma le influenze esterne agiscono sull’intimo e fanno sviluppare le malattie […]. Un medico […] dovrebbe conoscere l’uomo nella sua interezza e non solo nella sua forma esterna”. – (Paracelso)</em><em>&nbsp;</em></p>



<p><em>“ Il germe non è nulla, il terreno è tutto” (Claude Bernard, fisiologo del XIX secolo)</em><em>&nbsp;</em></p>



<p><em>“ll virus conta, ma la risposta dell’ospite conta almeno altrettanto, e probabilmente di più” (Stanley Perlman, virologo del XXI secolo)</em></p>



<p>La recente pandemia di COVID 19, causata dal coronavirus SARS-CoV-2, rappresenta un buon esempio per cercare di definire cosa sia la SALUTE. Facendo una semplice ricostruzione dei fatti, senza alcuna pretesa di giudizio o valutazione, sappiamo tutti che, una delle domande più frequenti a cui ognuno di noi ha cercato di dare una risposta, è stata: “Perché alcune persone mostrano sintomi in modo più grave di altre?”. In modo piuttosto unanime, gli esperti si sono espressi in tal senso: “Dipende dall’età e dallo&nbsp;<strong>STATO DI SALUTE</strong>&nbsp;della persona”. Ognuno di noi ha quindi iniziato a banalizzare o a catastrofizzare, a seconda dei casi, soprattutto nelle fasi iniziali della diffusione del virus. Successivamente però, sono state diffuse notizie riguardanti le gravi condizioni anche di soggetti giovani ed apparentemente in salute, senza presunte condizioni di rischio.</p>



<p>Risulta piuttosto semplice per tutti, comprendere che, persone con manifesti quadri di comorbidità e defedazione, rispondono in maniera meno efficiente alle potenziali “aggressioni” esterne, sviluppando con più probabilità un compromesso quadro clinico. &nbsp;Questo vale tanto per il coronavirus SARS-CoV-2 quanto per qualsiasi altra forma di stimolo ambientale, come ad esempio le comuni influenze stagionali, senza considerare in questa sede il grado di virulenza e patogenicità dei diversi tipi di virus.</p>



<p>La situazione si complica un po’ quando ci troviamo di fronte a&nbsp;<em>soggetti giovani e apparentemente in buona salute</em>. Ho volutamente utilizzato il termine “apparente” perché ad oggi, non esiste una misurazione oggettiva dello stato di salute di un soggetto, sebbene esista un modello biologico di Salute, rappresentato dal concetto di&nbsp;<strong>allostasi.&nbsp;</strong>L’assenza di sintomi viene, nella maggior parte dei casi, intesa come assenza di malattia. Tuttavia, diversi fonti, durante questi giorni, hanno documentato come, tra questi giovani pazienti, privi di patologie pregresse, ci sia stato un decorso della patologia diverso da persona a persona. Come mai? Da cosa è dipesa, in tal caso, la diversa risposta allo stesso patogeno? Escludendo l’età, dato che ci stiamo riferendo ai soggetti più giovani, ciò che rimane è: lo&nbsp;<strong>stato di salute.</strong></p>



<p>Quindi la&nbsp;<strong>SALUTE</strong>&nbsp;che cosa è?</p>



<p>Senza addentrarci nell’analisi dell’evoluzione del concetto di salute, riporterò due definizioni, una dell’ OMS del 1948 (e ancora in uso) e una apparsa sul British Medical Journal nel 2011:</p>



<p><strong><em>“La Salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente assenza di malattia” (OMS 1984)</em></strong><strong><em>&nbsp;</em></strong></p>



<p><strong><em>“La Salute è la capacità di adattamento e di auto gestirsi di fronte alle sfide sociali, fisiche ed emotive” (BMJ 2011)</em></strong></p>



<p>Le critiche degli autori, all’attuale definizione dell’OMS, riguardano l’assolutezza del termine “completo” in relazione al benessere, in quanto questo, secondo loro, contribuirebbe alla medicalizzazione della società. Sottolineano inoltre come gli attuali modelli di malattia siano cambiati, quello di oggi è un modello sempre più gravato da malattie croniche e, sulla base di questo, la definizione OMS minimizza il ruolo della capacità umana di far fronte autonomamente alle mutevoli sfide della vita ed esclude aprioristicamente la possibilità, da parte di coloro affetti da patologie croniche, di vivere con una sensazione di benessere la loro condizione. In ultimo, ma non ultimo, il termine “completo” è oggettivamente non misurabile presupponendo quindi un certo grado di soggettività. Con tali premesse, l’articolo del British Medical Journal rappresenta, finalmente,&nbsp; una sorta di manifesto in cui si inizia a parlare di&nbsp;<strong>&nbsp;SALUTE INTESA COME CAPACITA DI ADATTAMENTO ALLE SFIDE DELL’AMBIENTE ESTERNO.</strong></p>



<p>Tornando all’esempio della COVID-19, tutte le persone colpite si sono trovate di fronte ad una sfida fisica, ed anche emotiva, nei confronti del virus; in questa sfida, ognuno ha messo in campo la propria capacità di adattamento. &nbsp;Questo vuol dire che ognuno, ha dovuto fronteggiare l’infezione, attivando le proprie risorse interne al fine di poterla gestire.</p>



<p>In questo caso, così come in tutte le condizioni di malattia, le risorse sono rappresentate da tre importanti sistemi, fittamente interconnessi tra loro:&nbsp;<strong>il sistema immunitario, il sistema endocrino-metabolico e il sistema nervoso centrale e autonomo.</strong></p>



<p>Come detto in precedenza, i pazienti particolarmente defedati fanno molta fatica ad attivare e regolare questi sistemi in maniera efficace ed efficiente. Per quanto riguarda i pazienti in assenza di malattie pregresse invece, la capacità di risposta in quel dato momento si basa su una &nbsp;regolazione finemente integrata dei tre sistemi e, di conseguenza, sullo stato di attività di ciascuno di essi, esattamente in quel periodo di vita del soggetto. Sulla base di questo le persone hanno più o meno reagito. Ci sono studi che dimostrano come, la modulazione delle risposte immunitarie a infezioni da parassiti, dipendano dalla corretta sincronia di fase dei&nbsp;<a href="https://www.osteopatadidomenico.it/argomenti-vari/i-ritmi-circadiani-un-importante-target-terapeutico/" target="_blank" rel="noopener"><em><u>ritmi circadiani</u></em></a>&nbsp;dell’ospite e, addirittura, dal momento della giornata in cui l’attecchimento è avvenuto.</p>



<p>Capiamo quindi quanto sia importante il nostro&nbsp;<strong>stato di salute</strong>&nbsp;per rispondere alle sfide poste dell’ambiente esterno, con il quale ci troviamo ad interagire ogni giorno e uno dei fattori maggiormente in grado di influenzare questo stato, è il nostro&nbsp;<a href="https://www.osteopatadidomenico.it/osteopatia/lo-stile-di-vita-in-una-visione-di-multidimensionalita/" target="_blank" rel="noopener"><em><u>stile di vita</u></em></a>. Se da un lato infatti non possiamo eliminare ogni&nbsp;<em>stressor</em>&nbsp;ambientale e non, quello che dall’altro possiamo fare è potenziare il nostro terreno, inteso come l’unione di corpo, mente e spirito. Spostare il focus dall’esterno all’interno. Le abitudini quotidiane sono in grado di agire su quello che viene chiamato&nbsp;<em>epigenoma</em>, ma di questo parlerò in un altro articolo.</p>



<p>Concludo quindi dicendo che Salute non vuol dire non contrarre un’influenza, non avere un raffreddore, non avere un mal di schiena e tanto altro, significa piuttosto essere in grado di adattarsi e rispondere prontamente a queste condizioni, grazie a processi biologici altamente integrati e funzionali che ci permettono di fronteggiare e superare quel momento nel miglior modo possibile e nel minor tempo. Da qui il significato di Salute intesa non come assenza di malattia e/o sintomo ma come capacità resiliente. Un corpo in Salute affronterà in maniera molto più rapida ed efficiente qualsiasi situazione avversa, fisica sociale o emotiva che sia.</p>



<p>Fonti:</p>



<p>– World Health Organization (1948) Constitution of the World Health Organization. WHO, Geneva &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;(World Basic Documents).</p>



<p>– Huber M et al. How should we define health? BMJ 2011;343:doi:10.1136/bmj.d4163</p>



<p>– Godlee F. What is health? BMJ 2011;343:doi:10.1136/bmj.d4817</p>



<p>– Kiessling S, Dubeau-Laramee G, Ohm H, Labrecque N, Olivier M, Cermakian N. The circadian clock &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;in immune cells controls the magnitude of Leishmania parasite infection. Sci Rep. 2017;7:10892.</p>



<p>-Hopwood TW, Hall S, Begley N, Forman R, Brown S, Vonslow R, et al. The circadian regulator BMAL1 programmes responses to parasitic worm infection via a dendritic cell clock. Sci Rep. 2018;8:3782.</p>



<p>– C. Hardy and M.Gallagher. Strong medicine:how to conquer chronic disease and achieve your full genetic potential.</p>
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